Anche se il mondo è fittamente interconnesso da segnali digitali, il software malevolo non circola liberamente da un computer all'altro. Innanzitutto, non tutti i programmi sono in grado di danneggiare tutti i dispositivi. In secondo luogo, ogni dispositivo ha un guscio che, almeno nella configurazione di base, offre una protezione sufficiente.
Gli hacker hanno solo due modi per installare software malevolo su dispositivi altrui: avervi accesso fisico oppure usare il proprietario come ignaro veicolo di infezione. Il primo scenario è complesso da realizzare: l'hacker non solo dovrebbe riuscire a mettere materialmente le mani sul PC, ma dovrebbe anche conoscere la password di accesso. La seconda opzione è più semplice da attuare: sfrutta le debolezze di chi utilizza il computer per fargli installare, a sua insaputa, ciò che si vuole.
Nel corso degli anni si è sviluppato un intero filone dedicato alle tecniche per indurre gli utenti a compiere determinate azioni dannose: l'ingegneria sociale.
Che cos'è l'ingegneria sociale?
L'ingegneria sociale ricorre a forme di manipolazione psicologica per indurre gli utenti a fornire informazioni sensibili o a compiere azioni potenzialmente pericolose. Questo tipo di attacco si svolge in genere in più fasi:
Nella fase iniziale, l'hacker conduce indagini accurate sulla vittima e raccoglie informazioni sui potenziali punti di accesso al sistema, sui protocolli di sicurezza utilizzati e sugli eventuali punti deboli. In questa fase vengono stabiliti anche la modalità di attacco e l'individuo che farà da vettore.
Nella fase successiva, l'hacker agisce per guadagnarsi la fiducia della vittima e indurla a compiere le azioni desiderate, volte a consentire l'accesso al sistema.
Una volta eseguito il piano, la fase finale dell'attacco consiste nella semplice cancellazione delle tracce, sia quelle presenti nel sistema sia quelle sociali visibili al vettore inconsapevole.
L'ingegneria sociale è particolarmente pericolosa perché sfrutta l'errore umano anziché affidarsi alle vulnerabilità di software e sistemi operativi: gli attacchi, dunque, non sono né prevedibili né risolvibili installando un aggiornamento.
Le tecniche di attacco più note
Con l'eccezione degli attacchi Denial-of-Service (DoS), ogni attacco hacker si basa su forme di ingegneria sociale. I cyber-attacchi più noti sono:
Letteralmente "esca", che può essere fisica (per esempio una chiavetta USB) o virtuale (un link nascosto in un'email).
Finestre pop-up che compaiono durante la navigazione su alcuni siti Internet e suggeriscono che il computer potrebbe essere infetto? È un esempio di scareware.
Lo scareware è un software innocuo che ha il solo obiettivo di spaventare l'utente e indurlo a intraprendere iniziative potenzialmente dannose, come installare presunti software di autodifesa, che sono in realtà il malware da cui ci si dovrebbe difendere.
È una delle tecniche più diffuse e si basa su email inviate a un'ampia platea di persone. Il testo dei messaggi è appositamente creato per generare nella potenziale vittima un senso di paura, urgenza o curiosità. L'obiettivo è indurre la vittima a rivelare informazioni sensibili cliccando su link a siti web malevoli o aprendo allegati carichi di malware.
Come difendersi?
È possibile ridurre le probabilità che il proprio PC venga infettato semplicemente tenendo a mente alcune piccole precauzioni:
- Aprire con attenzione gli allegati delle email
- Diffidare delle offerte allettanti ricevute via email
- Bloccare il laptop quando ci si allontana
- Scegliere l’autenticazione a più fattori
- Utilizzare software anti-malware
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